sabato 15 gennaio 2011

Godel #1 - Introduzione e dichiarazione d'intenti

In alcuni dei libri che mi sono passati tra le mani negli ultimi anni (Hofstadter, Penrose, Nagel e Newman, Hodges e forse altri che non mi sovvengono) si fanno accenni più o meno approfonditi ai teoremi di incompletezza di Godel. Pare che siano uno degli apici logici raggiunti dall'uomo, al pari della teoria della relatività in fisica o delle composizioni di Mozart in musica, uno dei punti di arrivo delle capacità di pensiero astratto, qualcosa dalla quale, una volta concepita, non si può prescindere.
Dicevo che ho letto parecchie descrizioni del processo di dimostrazione, anche molto diverse tra loro, e varie disquisizioni sul significato dei teoremi, ma devo confessare di non averci ancora capito quasi una mazza. O meglio, alcuni passaggi mi sono chiari, capisco più o meno dove si vuole andare a parare e più o meno il significato implicito nelle conclusioni, ma mi manca assolutamente la visione d'insieme del processo logico.
Eppure i libri di cui parlavo sono assolutamente divulgativi, comprensibili senza avere conoscenze avanzate di logica o matematica (almeno così dicono), privi di passaggi tecnici che non siano elementari, ma io confermo di non averci capito quasi una mazza.
Però voglio continuare ad evolvermi e migliorare (non è questo il segreto della vita?). Quindi ho deciso di utilizzare questo blog per ripercorrere i passaggi del processo di dimostrazione e fissarmeli in mente, chissà che scrivendoli non li comprenda meglio. Già vedo l'espressione degli occhi di chi mi legge: già le labbra si increspano e si allargano in un sonoro "e sti cazzi..."... beh, questo è il mio blog, chi non lo vuole leggere può benissimo andare su morcatana, dagospia o le previsioni del meteo, qui si parlerà di Godel. E scusate se è poco.
Ovviamente, vista l'osticità dell'argomento, mi prenderò alcune libertà. Di seguito i miei diritti:
- tra il post  #1 e il #2 (e i #successivi) possono passare anche mesi senza che questo significhi che abbia abbandonato il mio intento: sto semplicemente meditando,
- nel frattempo posso scrivere altri post che parlano di cucina, di scacchi o di problemi al colon e dimenticarmi di Godel per tutto il tempo che desidero,
- posso scopiazzare da varie parti, dai libri che ho citato, da wikipedia, da qualunque altra fonte io trovi, senza il bisogno di dichiararlo,
- posso spezzettare i passaggi nei post come mi pare e interromperli dove voglio per riprenderli in seguito, o non riprenderli per niente
- posso modificare i post anche dopo averli pubblicati se mi accorgo non sono chiari (a me innanzitutto) o che prima vanno affrontati altri passaggi.
Come unico dovere mi impegno a scrivere solo cose che ho capito (quindi tutto potrebbe concludersi con il #1).
Ok, l'accordo mi pare onesto, e lo accetto (...mi sento come un tipo che firmò un contratto con gli italiani senza la controfirma da parte degli italiani...).
Alla prossima. Siate fiduciosi.

domenica 9 gennaio 2011

Espertoni

La suddivisione dei compiti nel corso della storia dell'uomo ha arrecato innegabili vantaggi: mi riferisco soprattutto alla possibilità per una piccola minoranza di avere parecchio tempo libero a disposizione senza l'obbligo da mane a sera di procurarsi con il sudore della fronte cibo, protezione e sesso. Far parte di questo esiguo gruppetto è stato ed è tuttora sicuramente piacevole: contadini, soldati e bottane che pensano a te e finalmente hai tutto il tempo che ti occorre per dedicarti alla speculazione, alle domande sulle ragioni delle cose, ai primi passi del pensiero astratto. Grosso passo avanti per la mente.
Purtroppo accanto a questi innegabili vantaggi l'estrema specializzazione negli ultimi secoli ha portato anche a quella che ritengo una rovina per l'uomo, a un deciso passo indietro per la mente: la comparsa dell'autorità in materia, dell'esperto di settore, dello specialista.
Un buon settanta per cento dei cosiddetti esperti non serve a molto di più che a soddisfare il nostro bisogno di fare affidamento su un'autorità qualsivoglia. E l'espertone prolifera lucrando alle nostre spalle.
Se solo uno cercasse di capire un po' meglio il proprio problema prima di affidarlo allo specialista di turno riuscirebbe nella maggior parte dei casi a risolverlo senza alcun aiuto.
Basta un semplice mal di gola per andare da un medico che dovrebbe capirne più di te del tuo corpo quando sarebbe sufficiente, soprattutto con gli strumenti di informazione oggi disponibili, cercare di interpretare i sintomi o aspettare qualche giorno per una guarigione naturale.
Basta una spia che si accende sul cruscotto dell'auto per correre dal meccanico, quando basterebbe una veloce lettura del manuale di manutenzione per risolvere il problema.
Per non parlare di quelli che pretendono di essere gli esperti dell'anima e della mente, ai quali affidiamo tutto ciò che riteniamo più importante in questa vita senza alcun problema.
Che poi questi maghi della specializzazione, questi "so tutto riguardo a poco e poco riguardo al resto", se visti da vicino nella maggior parte dei casi si rivelano semplici omini della porta accanto in tutto quello che non riguarda da vicino la propria professione.
Ci sono manager che hanno un intuito formibabile per tutto ciò che è legato al loro campo, sono dei gestori nati, sembra non gli sfugga niente del mondo che circonda il loro ufficio ma poi appena fuori dal proprio regno non sanno distinguere una cassata da una pastiera, un barolo da un vermentino, un van gogh da un picasso, un dromedario da un cammello.
Ci sono medici rinomati e rispettati dalle cui labbra pendono le sorti di decine di sventurati ma che in privato si rivelano essere semplici impiegati della medicina, che non fanno altro che applicare vecchie procedure più o meno a casaccio, sperando vada tutto bene e soprattutto che nessuno rompa i coglioni di domenica.
Non mi fiderei mai di una persona del genere. Meglio fare da solo.
Ma il popolo continua ad averne estremo bisogno, toglile il luminare e la casalinga è perduta, se incontra un cuoco di professione è persino disposta a dire che l'amatriciana che fino ad ora era stata l'orgoglio del condominio è in fin dei conti una schifezza, ma come ha fatto a non accorgersene sino ad ora e a rifilarla a figli e marito ignari.
Ma ora basta. Ribelliamoci agli specialisti, ai laureati in metodologia e funzionamento del cacciavite a croce, alle autorità del particolare, riprendiamoci la nostra mediocrità omogeneamente spalmata su più o meno tutto lo scibile e facciamone la nostra bandiera. Forse correremo qualche rischio in più ma sicuramente prenderemo le dicisioni che ci riguardano con più consapevolezza.

sabato 1 gennaio 2011

Buoni propositi

Da qualche tempo alcune delle persone che mi conoscono sostengono che mi sto sempre più trasformando in un orso burbero e solitario, che rifugge la compagnia e le novità, che non vuole mai uscire, conoscere gente nuova, divertirsi e viaggiare, partecipare ad una festa o, orrore degli orrori, essere festeggiato.
Analizziamo la questione. Innanzitutto ho figli piccoli e un lavoro full time. E già questo basterebbe a limitare di parecchio le mie velleità di presenzialista nella movida romana. Poi va considerato che di tempo ne ho perso anche parecchio, dai tempi del liceo ed oltre, con comitive da cui mi sarei volentieri tirato fuori, con coetanei che non stimavo, con parenti di cui mi fregava davvero poco. E cosa ne ho guadagnato? Ricordi piacevoli pochi, qualche modo di dire che tuttora rifuggo, una rete di relazioni ormai sgretolata e nessuna voglia di ricostruirla.
Sono sempre più convinto che il tempo libero è troppo prezioso per sprecarlo parlando di coglionate con chiunque, quindi ho deciso di selezionare minuziosamente chi avrà la sventura di ascoltare le mie.
Meglio orso che assomigliare ad uno che non frequenterei.