giovedì 11 ottobre 2012

Crescita asimmetrica

Genitori e figli: in una situazione normale ci si aspetta una crescita equilibrata, i figli che imparano qualcosa sul mondo esterno alla famiglia, sul posto che occupano, sulle aspettative che cominciano a nutrire, i genitori dal loro canto che si migliorano su come affrontare la responsabilità dell’educatore, come capire le esigenze dei nuovi piccoli umani, come venire incontro ai loro problemi, alle loro insicurezze. Poi però ci sono casi in cui si coglie all'istante lo stridore e l'asimmetria tra le evoluzioni dei due gruppi. 
Tipo l'altro giorno a Termini, una signora diceva al figlio, porgendogli una felpa, “piccolo, mettiti qualcosa addosso, stai tremando”, scambiando per brividi di freddo una crisi d’astinenza del ventenne.

lunedì 8 ottobre 2012

La verità in dodici volumi


I dodici volumi di "lezioni di Xologia"

È che quando ti trovi a dover combattere con una qualsiasi disfunzione del tuo apparato locomotore, del guscio che i tuoi geni hanno assemblato durante i nove mesi di gestazione e manutenuto durante i successivi X anni di crescita, e per il quale hanno acquisito informazioni nel corso di milioni di anni di evoluzione, quando questo guscio scricchiola, e devi confrontarti con una malattia, un dolore, un intorpidimento, un impedimento in genere, l'unico desiderio al quale aneli è trovare un esperto che con totale empatia possa comprendere a fondo i tuoi sintomi, elaborare con certezza la diagnosi e prescrivere in assoluta sicurezza le efficaci terapie. Decidi pertanto di rivolgerti ad uno che ne sa parecchio, e per un suo consulto sei disposto a investire (non a spendere, sul proprio corpo si investe) chili di euro, senza turbe nè analisi di sostenibilità finanziaria. Ed è proprio su questa tua debolezza genetica che si basa l'intera industria medica e paramedica (includendo in essa i professionisti delle manipolazioni, delle nuove arti diagnostiche, delle medicine alternative, delle tecniche riabilitative, delle specialità orientali, i natu-fito-omeo-cromo-osteo-chiro specialisti e robe varie). E ognuno di loro (medici, paramedici e robe varie, per brevità MPRV) sa che il suo mestiere è campare di questa industria ed è su questo che si gioca tutto. E per battere la concorrenza deve presentare la sua specialità come l'unica risolutiva, e le altre come mondezza. Quest'ultima parte gli viene piuttosto facile, considerato che lo specialista MPRV ci crede davvero in quello che fa, e non perché sappia tutto della sua specialità, ma perché quella è l'unica cosa della quale sa qualcosa.

Come si difende il paziente paziente (una volta come aggettivo e una come sostantivo)?

Regola numero uno: deve smetterla di credere ai santoni. La migliore tecnica mentale per raggiungere lo scopo è inquadrare il MPRV nella categoria di impiegati della salute, questo già aiuta a togliere loro quell'aura di infallibilità ed onniscienza; capire che ognuno dei MPRV, anche il professorone primario acclamato dalla critica, la mattina si alza e, dopo aver fatto la cacca come tutti, si guarda allo specchio e dice "che palle, anche oggi devo visitare tre (o quattro, o cinque, a seconda della sua fama) tizi malaticci e fargli credere che posso risolvere il loro problema", e i più saggi e oculati aggiungono "e pensare che non ci capisco una mazza, ma dovrò pur mangiare no?". L'importante è comprendere che fare il MPRV è un mestiere come un altro, ben lungi dall'essere una vocazione, tantomeno un dono da mettere a disposizione dell'umanità. E' gente che tira un po' ad indovinare. E per farlo ha a disposizione solo la tecnica alla quale si è dedicato in mesi di duro studio e in anni di duri incassi, una tra le tante tecniche esistenti, nient'altro, con le sue mezze verità e i quarti di certezze. Alla prossima visita provate a distogliere l'attenzione dal viso rassicurante e saccente del MPRV di turno e a guardarvi intorno: nel suo studio di specialista in Xologia, proprio sulla libreria alle sue spalle, troverete in perfetta solitudine ed isolamento i dodici volumi di "lezioni di Xologia", la sua unica verità, la spiegazione buona per tutte le stagioni.

Regola numero due: deve fare da solo. La maniera migliore che fino ad oggi ho scovato per affrontare una disfunzione del mio corpo coincide più o meno con questo processo: A) cerco di capire il problema al meglio, utilizzando fonti che non implichino un contatto diretto con un MPRV (va bene internet, un amico che ci è passato, in extremis anche una chiacchiera al bar); B) raccolgo i dati sui metodi di risoluzione praticati e sugli esiti; C) sperimento su me stesso. Fare da soli insomma, in modo che, quando ci si confronterà con un MPRV (passo purtroppo a volte necessario) 1: sai di che si parla e 2: provi a non farti prendere troppo per il culo. Per lo meno cercare di capirci qualcosa aiuta a mettere insieme le mille mezze verità offerte dagli specialisti e a tenere il cervello in esercizio.

Dietro a queste regole del faidate in salute c'è un'unica certezza: la medicina, allopatica o alternativa, ufficiale o orientale, manuale o teorica, non è una scienza, al massimo è una pratica empirica. Va per tentativi. Stando così le cose, li faccio io, i tentativi.

E poi quando finalmente, e sopra la tua pelle, capisci tutto questo e raggiungi un nuovo stato di equilibrio psicofisico che ti porta a sovvertire il consueto ordine di priorità, e riesci finalmente a dirti che in fondo ci sono altre cose nella vita oltre alla salute, allora succede che torni a casa, accendi il modem, e ti accorgi che IOS 6 non è compatibile con il tuo Ipad di prima generazione.
E allora sì che le palle ti girano.

giovedì 4 ottobre 2012

Infinite return (and a portrait of the artist as a young man)


Alla fine ho seguito il consiglio degli esperti e di qualche amico che con me sta dividendo questa fase di passione wallaciana: dopo la conclusione di Infinite Jest (IJ) e dopo un'incursione lampo in qualche racconto e in Una Cosa Divertente Che Non Farò Mai Più, ho intrapreso la poco rischiosa e ben battuta via cronologica, e ho azzannato La Scopa Del Sistema (LSDS). Aiutato non poco dal nuovo e-book reader che mi permette di leggere un po' dovunque, ho sbrigato la pratica in un paio di settimane.
Togliamoci subito ogni dubbio: LSDS non è IJ. Non ne ha la complessa organicità, il fascino assuefacente, gli indimenticabili e adorabili personaggi, soprattutto non ti avvinghia nei suoi legacci. Però ha in embrione alcuni dei tratti che poi verranno sviluppati in IJ e in altri scritti, e già basterebbe questo a farne un libro che vale la pena leggere.
C'è la volontà di giocare sugli aspetti del metaromanzo: in parecchi punti i personaggi sembrano pronti ad accorgersi della loro natura di personaggi, a prenderne coscienza e a agire di conseguenza, forse ribellandosi al loro autore, e pare che parecchie delle loro turbe psichiche siano dovute proprio a questa consapevolezza negli strati più emergenti del subconscio.
C'è la non-linearità (ma del resto nemmeno i racconti di venti pagine sono lineari in DFW): LSDS è un libro complesso, polimorfico, a tratti anche volutamente confuso, di quella confusione che a ben studiarla alla fine un ordine, una linea conduttrice, pensi di poterceli trovare. I personaggi non sembrano mai ben identificabili, non è semplice nemmeno capire nei dialoghi chi dice cosa, i nomi si ripetono e spesso si confondono, quelli a cui pensavi di poterti affezionare si trasformano in inaffidabili squilibrati (Rick Vigorous su tutti), altri che immagini abbiano un ruolo fondamentale (se non altro perchè ti sembrano alter ego di DFW) spariscono dopo poche pagine (come La Vache, l'Anticristo, nel quale trovo molti tratti in comune con Pemulis).
Ci sono passaggi molto godibili, come il capitolo su La Vache o i dialoghi tra i protagonisti e lo psicoterapeuta Dr. Jay.
Insomma, un bel libro, ma niente di memorabile. Beh, ma Wallace aveva ventitre anni, direte voi; ma a me, lettore e non biografo, compete al massimo un giudizio sul libro in se stesso, non un esame di maturità dell'autore.

A proposito, l'ultima parola del romanzo, quella mancante:  mi dicono che sia facile indovinarla, ma io non ci sono riuscito. Qualcuno di voi mi aiuta?

PS (lungo): Vabbè, adesso tanto per cambiare parliamo un po' di IJ, che proprio non riesce a lasciarmi in pace. Butto lì un'ipotesi per la quale ho provato cercare conferme in rete ma senza troppi esiti.

Estasi di santa Teresa d'Avila
Gian Lorenzo Bernini
Chiesa Santa Maria del Vittoria a Roma
(foto e didascalia finalizzate unicamente
ad attirare ricerche da Google immagini) 

Ipotesi: David Foster Wallace ha qualcosa a che fare con l'Italia. Non so bene cosa, ma mi pare che dissemini i suoi romanzi e racconti di brevi riferimenti al nostro paese, alle nostre città e alla loro storia.
Fatti a conferma dell'ipotesi (elenco qui solo quelli che ho trovato in IJ, ma ce ne sono in altri scritti):

pag 33, e altre successive, viene nominato il dott. ZEGARELLI, dentista di Hal, di chiare origini italiane.

pag 281, e altre successive, viene descritta l'Estasi di Santa Teresa, del Bernini, a Santa Maria dellaVittoria, a Roma
pag 390, l'Italia invade l'Albania durante la partita di Eschaton
pag. 301, si accenna all'Adriatico e alle sue coste come posto molto tranquillo
pag 793, riferimento al pubblico italiano come divoratore di miti (tennistici?)
pag 809, si accenna ad una tipica (?) espressione degli italiani, il concetto del senza errori
pag 970, Hal immagina di camminare per la via Appia.
pag 1026, si prendono a paragone i carri armati di Mussolini che passavano sopra gli eserciti etiopici armati di lance
pag 1235 nota 209, Wayne scivola sulla fine terra di Roma (si fa riferimento agli internazionali di tennis di Roma).
inoltre sono sicuro che in un punto nel libro, purtroppo non ho segnato quale, si accenna alle origini umbre di James Incandenza.

Questo è quanto ho raccolto, e mi pare decisamente più di quanto un americano medio di solito infila in un libro riguardo ad un paese europeo.
Che ne dite?
Conferme? Smentite?