mercoledì 11 aprile 2012

Oggi scarpe

Stamattina mi sono ritrovato a correre con un'immagine che occupava il fondo della mia coscienza. Forse era il residuo di un sogno non ancora completamente evaporato (erano le sei di mattina, ero sveglio da neanche dieci minuti), forse era il ricordo di qualche documentario televisivo visto a tarda sera, durante il dormiveglia sul divano, o forse era l'impronta lasciata da una vita precedente. (Ma propenderei nettamente per una delle prime due ipotesi.)
Un ragazzino di strada, in uno slum di Nairobi che avrebbe benissimo potuto essere una favela di Rio o una bidonville di Città del Messico o una baraccopoli di Delhi, aveva trovato chissà come delle scarpe da ginnastica, lui abituato da sempre a vivere scalzo, e chissà come gli andavano pure bene. Forse le aveva rubate, forse erano nell'immondizia, ma poco importa: ora erano ai suoi piedi, e nulla lo avrebbe distolto dall'euforia che questa consapevolezza gli dava. Correva, saltava, si arrampicava, ballava alla musica delle auto che passavano, continuava a guardarsele, e poi ricominciava a correre e a frenare sulla polvere, a rincorrere i cani spelacchiati, a saltare nelle pozzanghere, le usava più che poteva, quasi a volerle distruggere in un sol giorno. Dimenticò di mangiare, nonostante i crampi della fame, e tralasciò persino di sniffare dal suo barattolo di colla, come usava fare per lenire quei crampi.
A notte inoltrata si mise finalmente a sedere su un cartone lì sulla sua strada, era quasi l'alba, aveva passato tutto il giorno con quelle scarpe, e ora era esausto. Provò a resistere al sonno ancora qualche minuto, e alla fine questo sopraggiunse che era quasi l'alba. Sapeva che al risveglio le scarpe non ci sarebbero state più, quella era una zona piena di ragazzi come lui, durante la notte quella stranezza avrebbe dato nell'occhio, dove si era mai visto un bimbo di strada in scarpe da corsa, non sarebbe nemmeno servito a nulla nasconderle, sapeva che sarebbero durate un solo giorno qualsiasi cosa avesse fatto. Ma gli andava bene anche così.
Per quanto mi riguarda, ho provato a correre come se avessi quelle scarpe, come se fossi quel ragazzino, ma niente da fare, ero pesantissimo. Troppe sovrastrutture da trascinarmi dietro. O forse pancia troppo piena.

4 commenti:

  1. Pancia troppo piena alle sei di mattina? Cos'è lei un animale notturno, un ippopotamo?

    RispondiElimina
  2. Forse troppe scarpe date per scontate, come tutti noi.

    RispondiElimina
  3. Sempre più poetico...

    RispondiElimina