Tracce (ovvero memi captati, replicati, evoluti e poi rigurgitati dall'agglomerato temporaneo di molecole per praticità registrato all'anagrafe come unità con il nome) di Alessandro Aquilano, peraltro presidente del Club.
mercoledì 28 dicembre 2011
L'ultimo di Allen
- ti va di venire al cinema?
- dipende, che vorresti vedere?
- c'è l'ultimo di Woody Allen...
- non riesco a beccare un film decente di Allen da quasi vent'anni. Ogni volta provano a convincermi con la solita frase, ma io non ci casco più.
- dicono che questo sia diverso...
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sabato 24 dicembre 2011
Perbacco che festa (reprise)
Spiegare una battuta o cercare di interpretarla è quanto di più antipatico e antiumoristico si possa immaginare, è l'ultima azione che qualsiasi intrattenitore possa permettersi, non si fa, mai! Quindi ci provo.
Due post più in basso (non vorrete mica un link per muovervi di due minuscoli post più in basso, no?) citavo la battuta di Gassman da Il Sorpasso. Poco fa, mentre lavavo i piatti, ci riflettevo. Il Vittorio nazionale esce da un impasse che potrebbe sembrare paralizzante (o almeno per me lo sarebbe stata, capirete, offendere una madre, qualcuno ucciderebbe per molto meno) con un repentino quanto impunito cambio di atteggiamento. Ora si chiamerebbe faccia tosta, nel film è semplice guasconeria, e la si perdona all'istante. La si perdona perchè si riconosce in quel dietrofront l'atteggiamento tipicamente gradasso dell'italico boom economico, quando si pensava di avere il mondo in tasca e il futuro a disposizione, e si credeva bastasse una frase malandrina ben piazzata per risolvere le questioni più spinose o imbarazzanti. E questo carattere sbruffone ma simpatico ci veniva riconosciuto nel mondo. Non è il meschino voltafaccia al quale siamo stati abituati negli anni del berlusconismo, o la paraculaggine degli yuppies anni 80, ma ne è l'embrione non ancora patologico. Nel film è una gradevole spacconata, una battuta al fulmicotone, ma poi, con il tempo, diventerà arroganza e prepotenza.
Ecco come si rovina un popolo. (E una battuta).
Due post più in basso (non vorrete mica un link per muovervi di due minuscoli post più in basso, no?) citavo la battuta di Gassman da Il Sorpasso. Poco fa, mentre lavavo i piatti, ci riflettevo. Il Vittorio nazionale esce da un impasse che potrebbe sembrare paralizzante (o almeno per me lo sarebbe stata, capirete, offendere una madre, qualcuno ucciderebbe per molto meno) con un repentino quanto impunito cambio di atteggiamento. Ora si chiamerebbe faccia tosta, nel film è semplice guasconeria, e la si perdona all'istante. La si perdona perchè si riconosce in quel dietrofront l'atteggiamento tipicamente gradasso dell'italico boom economico, quando si pensava di avere il mondo in tasca e il futuro a disposizione, e si credeva bastasse una frase malandrina ben piazzata per risolvere le questioni più spinose o imbarazzanti. E questo carattere sbruffone ma simpatico ci veniva riconosciuto nel mondo. Non è il meschino voltafaccia al quale siamo stati abituati negli anni del berlusconismo, o la paraculaggine degli yuppies anni 80, ma ne è l'embrione non ancora patologico. Nel film è una gradevole spacconata, una battuta al fulmicotone, ma poi, con il tempo, diventerà arroganza e prepotenza.
Ecco come si rovina un popolo. (E una battuta).
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giovedì 22 dicembre 2011
Siete medici o caporali?
Neanch’io, come il ciclofrenico, ho fiducia nei medici. Credo nel processo scientifico con cui vengono raggiunti risultati in campo medico, questo sì. Ma da qui a dire che i medici siano scienziati, beh, ce ne vuole. Innanzitutto la medicina è una di quelle discipline che hanno il non trascurabile intoppo di confrontarsi con un oggetto di studio che è un fenomeno complesso. Anzi, il fenomeno complesso: l’essere umano. Come ho già accennato altrove, ci sono campi scientifici dai risultati sicuri, lineari, prevedibili, come la meccanica newtoniana o la geometria euclidea; e ci sono altre discipline che analizzano fenomeni complessi, e devono rinunciare alla linearità e alla sicurezza dei risultati che a torto si crede debbano essere proprie delle scienze, accontentandosi invece di conclusioni basate su metodi statistici, quindi non applicabili con certezza al singolo caso. E in questa categoria ricadono la biologia, l’economia, la demografia, la dinamica dei gas, e sicuramente tutte le discipline mediche.
Quindi la medicina come disciplina ha principi corretti, ma poi applicarli all’uomo è molto difficile. Ed è a questo che dovrebbero servire i medici.
A quanto pare ce ne sono di due categorie: quelli che davvero hanno capito l’essenza del loro mestiere e con intuito ed esperienza riescono ad ottenere risultati ottimi su singoli casi clinici; e poi i caporali, quelli che io chiamo gli impiegati della medicina, che hanno studiato bene la lezione e la eseguono in maniera pedissequa e indiscriminata, senza porsi dubbi, senza passione, senza studio del singolo caso, stando solo attenti ad applicare con cura il protocollo per evitare problemi. I medici in cui mi sono imbattuto finora appartengono tutti al secondo gruppo.
Ad esempio il mio dentista. Quattro giorni fa mi ha devitalizzato un molare. Dopo l’interventino, fatto in verità a regola d'arte, con strumenti asettici, spruzzi continui di disinfettante, aghi monouso, e con tutte le cure del caso, bello bello mi prescrive una megacura a base di antibiotici e antinfiammatori, che sarebbe stata sufficiente per una ferita da Kalashnikov nella giungla vietnamita. Così se ci si gonfia siamo già coperti, mi dice. A parte che si gonfia a me e sarei io eventualmente ad essere coperto, e il plurale empatico/paternalistico te lo puoi ficcare in cantina.
E poi che significa? Che vuoi stare al sicuro? Come a dire, tu rimpinzati di farmaci come un cavallo, così domani non mi disturbi all’ora di cena dicendo che hai bua al dentino. E’ un po’ come se il funzionario di banca con il quale ho stipulato un mutuo mi dicesse: ok, cominciamo a versare gli interessi di mora, così se fra qualche mese sarà in ritardo con il pagamento, siamo già coperti. Il funzionario non lo fa. Sta a vedere che le banche sono più oneste dei dentisti.
Il concetto è: prima mi si gonfia il dente, poi prendo gli antibiotici; prima ho un ritardo nei pagamenti, poi verso gli interessi di mora. Vogliamo capovogere il processo logico solo per far cenare tranquillo il dentista? Pensateci, la prossima volta che vi prescrivono la profilassi antimalarica per andare in vacanza a Malaga.
PS: non ho preso nulla. Il dente sta benone e il dentista ha cenato in pace. Doppio risultato con il minimo sforzo, solo buon senso.
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