martedì 27 marzo 2012

Scritto e orale


Tra i tizi che incrocio nei miei spostamenti pendolanti tra casa e ufficio cresce sempre più la percentuale degli smarthphonizzati. Alcuni di loro (pochi) sembrano ancorati tramite questo cordone elettronico ad un'eterna infanzia, e li vedi impegnatissimi a fiondare gli uccelletti di angry birds o a completare l'ultimo quadro di tetris, assorbiti da suoni a volumi sempre oltre la soglia stabilita dal bonton del viaggiatore: swoosh gong sdriiin smach tock bloing.
Altri, qualcuno in più, telefonano: ormai i ripetitori della rete mobile sono anche nelle gallerie della metro, fino a ieri ultimo baluardo affrancato da invadenti monologhi a voce alta.
Ma la maggior parte dei pendolari hi-tech con il proprio smartphone fa cose legate alla lingua scritta: controlla email, manda sms, aggiorna il libro delle facce, twitta messaggini, sfoglia ebooks, edita post, prende appunti, segna appuntamenti, consulta agende, scorre giornali, insomma legge o scrive.
E chi l'avrebbe mai detto che le cose avrebbero preso questa piega. Voglio dire, fino a pochi anni fa nessuno sarebbe stato capace di prevedere che la comunicazione interpersonale sarebbe rimasta cosi indissolubilmente legata alla forma scritta. Basti ricordare alcune visioni futuristiche dei decenni passati, impresse nelle pellicole fantascientifiche. Che so, in 2001: Odissea nello spazio la forma di comunicazione principale con la tecnologia è quella orale, con AL-9000 si parla, al massimo si leggono i movimenti delle labbra, ma non si scrive: vuoi mettere, dicevano i nostri padri, se è possibile comunicare a voce in maniera efficace, perché scrivere? e Kubrick e compagni erano ben d'accordo. Ma anche più recentemente, tutte le ricerche di mercato fino ai primi anni del nuovo millennio non hanno avuto dubbi nell'indirizzare la produzione verso la miniaturizzazione degli apparecchi, che sarebbero dovuti sempre più assomigliare a piccole protesi auricolari con mini microfono, qualcosa per ascoltare e parlare, niente di più. Ricordo alcuni modelli che entravano in un pugno chiuso, si lavorava sull'eliminazione dei tasti, sarebbe bastato pronunciare il nome di tuo cugino ed eccolo lì al telefono pronto per una chiacchierata, niente di più semplice, e soprattutto niente da scrivere. I messaggini, che pure esistevano, pareva dovessero essere relegati a segnalare il credito residuo o ad altre comunicazioni di servizio, nient'altro che un accidente passeggero pronto ad essere sacrificato sull'altare della miniaturizzazione e della comunicazione orale. E chi non ricorda l'avvento della videochiamata, che avrebbe dovuto costituire la rivoluzione delle comunicazioni; oggi esiste, e pare che funzioni, ma chi l'ha mai usata? E' stata surclassata da semplici messaggi scritti di poche righe, gli sms hanno volumi mondiali di parecchi ordini di grandezza maggiori delle videochiamate.
Oggi l'iPhone ha dimensioni che dieci anni fa sarebbero state considerate abnormi, ed è uno strumento in massima parte per scrivere; l'iPad è enorme, e non è altro che una moderna macchina per scrivere e per leggere, non si possono nemmeno fare telefonate.
Qui sui vagoni della metro, qui negli uffici, qui nelle città e nelle case si continua a leggere e a scrivere. Alla faccia delle ricerche di mercato che avevano dato la forma scritta per spacciata.


Parzialmente ispirato a un seminario di Maurizio Ferraris, Anima e Ipad, podcast disponibile qui.

4 commenti:

  1. Mi sa citare quali siano queste ricerche di mercato che avevano dato la forma scritta per spacciata?

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  2. Un giorno inventeranno un impianto cranico che permetterà di sostituire il pensiero alla digitalizzazione, così da evitare di divulgare al prossimo comunicazioni private e, nel contempo, filtrare con un apparecchio l'impatto emotivo che l'interazione umana prevede. Insomma, si scrive non perchè non ci siano le tecnologie per parlare ma perchè è più semplice, diretto e, soprattutto meno impegnativo. Poi, se vuoi, entriamo nel merito della differenza tra leggere twitter o qualcosa di più consistente, ma non mi voglio allargare

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  3. Vero: la scrittura ha il vantaggio di richiedere un minimo di pianificazione e, come dice lei, un filtro alle umane emozioni. Ha inoltre il vantaggio di costituire una memoria dei nostri contatti e, in qualche caso, una prova da esibire futuro.
    Per il resto, esistono letture di vari spessori, ma tutte sono più spesse dei videogiochi.

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